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Una comune solitudine in Dio

La Famiglia trinitaria, sorgente della nostra comunione

© Fresque de la Trinité - Monastère de Poligny (France)/
Artisanat Famille monastique de Bethléem

In Dio, il Mistero dell’Amore si rivela nella Comunione delle Tre Persone divine. È nella grazia delle relazioni trinitarie caratterizzate da un reciproco e infinito Amore, dal dono totale di sé e dalla comunione in un’unica volontà vissuti dal Padre e dal Figlio nel Fuoco dello Spirito, che si fonda la nostra comunione di solitari.
Le “relazioni d’intenso amore” a cui noi tendiamo sono frutto della nostra unione con Cristo. A poco a poco, in un movimento di conversione continuamente rinnovato, impariamo ad essere reciprocamente ministri e testimoni dell’amore infinito di Dio e dell’abbondanza delle sue misericordie.
L’arte di amare è un arduo tirocinio che ci impegna a non relativizzare né l’esigenza della verità, né il divenire dell’altro nell’amore.

La nostra comune solitudine in Dio

“Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6, 6).
Seguendo la tradizione delle Laure, riceviamo una cella come il luogo privilegiato del nostro incontro solitario con Dio. Nel silenzio ci facciamo mendicanti dello Spirito Santo per imparare a vivere alla presenza del Padre in un tranquillo ascolto del cuore. La custodia della cella diventa espressione del nostro continuo desiderio di Dio: ascoltarlo, parlare con Lui, adorarlo, lasciarci modellare a somiglianza di Cristo. La cella è il luogo del “cuore a cuore” con l’Amore infinito che Dio è. Se dobbiamo lasciarla per svolgere un servizio, vi torniamo come ad un porto tranquillo: “Lì Dio rende, per il lavoro del combattimento, la ricompensa desiderata: la pace, che il mondo ignora, e la gioia nello Spirito Santo” (san Bruno).

Una vita liturgica e fraterna

La nostra vocazione si incarna in una vita nella quale solitudine e comunione fraterna si richiamano l’un l’altra.

Una vita di comunione liturgica

La nostra comunione fraterna si radica e si manifesta in primo luogo nella celebrazione comunitaria dell’Eucarestia, sorgente e sigillo della nostra comunione ecclesiale, che viene celebrata dopo l’Ufficio di Mattutino o dei Vespri.
Riunita nella lode delle Tre Persone divine, la comunità si raduna due volte al giorno nella chiesa del monastero per l’Ufficio di Mattutino e Lodi e per quello dei Vespri formando un unico corpo. Attraverso l’accordo delle nostre voci, cerchiamo di esprimere l’unità dei nostri cuori che riceviamo continuamente dallo Spirito Santo.

«Un massimo di silenzio e di tenerezza fraterna»

L’amore fraterno è una dimensione essenziale della vita solitaria. San Bruno prega umilmente, ma con forza, i propri fratelli di “mostrare nei fatti la carità che nutrono nei loro cuori”. La vita fraterna verifica l’autenticità della nostra vita solitaria.

Il nostro primo gesto di carità consiste nel vivere “in un massimo di silenzio e solitudine per Dio, in un massimo di rispetto e di tenerezza fraterna”. Cerchiamo di vigilare affinché il nostro silenzio lasci trasparire la benevolenza di Dio per ciascuno. Due parole non lo rompono mai: grazie e perdonami.
Accogliere ciascuno per quello che è, nel rispetto e nell’amore, è senz’altro una grande sfida: quella della crescita nel Cristo morto e risorto per la nostra salvezza.
Abbiamo a cuore di sostenerci gli uni gli altri, per incoraggiarci reciprocamente a crescere nella libertà interiore e nel cammino di divinizzazione in Cristo.
Legami di comunione fraterna ci uniscono ugualmente a tutti i membri della nostra Famiglia monastica. Ci sforziamo di portare i pesi gli uni degli altri nella preghiera, di condividere gli avvenimenti importanti e di sostenere concretamente i monasteri che ne hanno più bisogno.
I nostri cuori un po’ alla volta si allargano, così, all’amore per ogni figlio di Dio che il Signore ci affida, in una vita di preghiera e di intercessione.

© Monastère Madonna del Deserto (Italie)/Crédit photo Famille de Bethléem

Una vita di orazione e preghiera segnata dall’Adorazione eucaristica

«Il Padre cerca adoratori» (Gv 4, 23). In ascolto della Madre di Dio e di san Bruno, riceviamo la responsabilità di “montare una guardia santa” e costante nell’orazione, rimanendo giorno dopo giorno alla presenza dell’Altissimo, lontano da ogni sguardo e nello stesso tempo in comunione con coloro che Dio ci dona come prossimo e con la Chiesa intera.
Il tempo del “silenzio profondo”, che va dalla fine dei Vespri alla fine dell’ufficio di Terza del giorno dopo, è il tempo di veglia più intenso dedicato all’incontro solitario col Signore, attraverso la lectio divina e la preghiera del cuore. Durante queste ore di “gratuità”, abbiamo tutta la disponibilità per rimanere in preghiera sotto lo sguardo del Padre.
Quando siamo in adorazione del Santissimo Sacramento, l’opera santa compiuta in noi nella celebrazione e nella comunione eucaristica prosegue. Continuiamo ad offrire al Padre Gesù, la Vittima Immacolata in sacrificio perfetto. Il Signore Gesù, realmente presente nel Santissimo Sacramento, suscita il nostro fervore, rinnovando continuamente lo slancio della nostra preghiera.

© Monastère de Camporeggiano (Italie)/
Crédit photo Famille de Bethléem

La Lectio Divina alla scuola di Maria

© Crédit photo Famille monastique de Bethléem

Nella lectio divina e nella meditazione quotidiana della Parola di Dio e in particolare dei Vangeli, cerchiamo instancabilmente il volto di Cristo che ci rivela il Padre nello Spirito Santo, come ha detto Gesù stesso: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).
La Vergine Maria ci precede nel cammino della lectio divina. Ci comunica la sua sete di ricevere la Parola, prepara i nostri cuori ad ascoltarla, ci insegna a custodirla, ci porta a meditarla, a pregarla incessantemente nel nostro cuore e a metterla in pratica.
Amiamo scrutare le azioni e le parole della Vergine riportate nei Vangeli. Nella nostra vita quotidiana, impariamo da lei a entrare nel silenzio, a rinunciare a noi stessi per accogliere in noi il suo ascolto al saluto dell’angelo: “Xαῖρε! Rallegrati!”, e aderire in semplicità ai suoi atteggiamenti interiori: Quomodo, Ecce, Fiat, Magnificat, Stabat, Assumpta est…

Quomodo

Quando non capisce, la Vergine Maria interroga il suo Signore: «Come avverrà questo poiché non conosco uomo?»
(Lc 1, 34).

Maria ci insegna a fare a nostra volta la sua stessa semplice domanda nell’obbedienza della fede di fronte alla volontà di Dio che può sembrarci difficile. Impariamo a porre le nostre domande alla luce del quomodo di Maria.

Ecce

« Ecco la serva del Signore. » (Lc 1, 38)

La Vergine Maria ci trasmette l’attitudine del suo cuore sempre aperto all’imprevedibile volontà di Dio e pronto a risponderGli : « Eccomi »

Fiat

« Avvenga per me secondo la tua Parola »

Madre della nostra fede, Maria ci apprende a lasciarci insegnare da suo Figlio, Parola eterna del Padre.

Magnificat

« L’anima mia magnifica il Signore » (Lc 1, 46)

È il canto di ringraziamento che sgorga dal cuore della Vergine Maria e dal quale riceviamo l’assoluta certezza dell’amore del Signore.

Stabat

« Stava presso la croce di Gesù sua madre. » (Jn 19, 25)

Il cuore della Vergine e il cuore di suo Figlio sono uniti nel silenzio in uno stesso Fiat a lode del Padre. È l’Ora in cui Maria fa sua ogni parola detta da suo Figlio.

Assumpta est…

Stabilita per sempre nel riposo dell’amore, la Regina del cielo dona ai suoi figli il limpido sguardo che vede ogni cosa alla luce di Dio e dell’Agnello.In questo modo, la Madre di Gesù ci genera alla vera vita che lei stessa riceve da suo Figlio sotto l’azione dello Spirito. Già da quaggiù, attraverso la fede, la speranza e l’amore, comunichiamo alla sua contemplazione della Santissima e vivificante Trinità.

La preghiera continua

In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiera e di suppliche nello Spirito, (Ef 6,18).

I tempi di preghiera in cella si prolungano nel corso della giornata con l’incessante preghiera del cuore che è per noi il percorso privilegiato della perfezione dell’amore.
Nella continua preghiera del cuore, «il monaco pronuncia una epiclesi dello Spirito sul mondo ed è certo che sarà esaudito perché essa partecipa della stessa preghiera di Cristo. Così egli sente nascere in sé un amore profondo per l’umanità» (San Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Orientale Lumen, 14). La nostra preghiera, sia nella celebrazione liturgica in coro, sia nella solitudine della cella è sempre preghiera della Chiesa e per la Chiesa. Con la Vergine Maria, ci uniamo “alla voce della Chiesa che, senza posa, loda, ringrazia, geme e supplica” (Papa Francesco, Vultum Dei quaerere, 9) il Padre per l’umanità intera, in Cristo Gesù suo Salvatore. Di fronte all’instabilità del nostro cuore in Dio, la preghiera continua diventa un grande impegno e un combattimento ripreso incessantemente. I pensieri di distrazione, le passioni che “ci fanno guerra”, ravvivano il grido del nostro cuore: “Kyrie eleison!”
Nel corso della giornata, secondo le inclinazioni interiori di ciascuno, possiamo metterci alla scuola delle differenti tradizioni di preghiera, tanto dell’Oriente che dell’Occidente: partecipare ai Misteri della vita di Gesù con Maria nella preghiera del Rosario, impegnarci nella preghiera del cuore attraverso l’invocazione più continua possibile del santo Nome di Gesù, o seguire altri cammini suscitati dallo Spirito Santo.

© Monastère du Kinderalm (Autriche)/Crédit photo Famille monastiquede Bethléem