Il radicamento vivo della Famiglia monastica di Betlemme nelle tradizioni liturgiche dell’Oriente e dell’Occidente fa parte della sua storia e del suo carisma. Nutriti dalla linfa dell’unica Chiesa di Cristo nelle sue diverse tradizioni, ci uniamo alla fervida preghiera di Gesù al Padre: «siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa» (Gv 17, 22).
La nostra Famiglia monastica, appartenente alla Chiesa latina, segue il rito romano della celebrazione eucaristica. Il centro e il culmine dell’anno liturgico è la Risurrezione del Signore, celebrata nel Grande e Santo Giorno di Pasqua. Tutte le altre celebrazioni dell’anno liturgico convergono verso il Mistero della Risurrezione di Cristo, o ne scaturiscono.
© Fresque de l’église du monastère du Buisson Ardent - Currière-en-Chartreuse (France)
Ogni giorno la comunità si riunisce per celebrare l’Eucaristia, fonte e culmine della vita liturgica, dopo l’Ufficio di Mattutino o di Vespri, secondo l’orario proprio di ciascun monastero.
La struttura dell’Ufficio divino, dal canto suo, si rifà alla tradizione bizantina. In risposta alle raccomandazioni del Concilio Vaticano II di «aprire la liturgia al tesoro dell’antica tradizione orientale… che eleva l’uomo intero alla contemplazione dei Misteri divini (cfr. Unitatis redintegratio n. 17 e 15)», la nostra liturgia attinge alla ricchezza del patrimonio spirituale dell’Oriente. L’Ufficio divino è intessuto di testi provenienti da liturgie antiche, orientali e occidentali.
Il Vangelo è ricevuto e custodito come centro della celebrazione dell’Ufficio. Viene letto, meditato, cantato perché, giorno dopo giorno, il monaco, la monaca non cessino di lasciarsi trasformare dalla Parola di Dio.
Con la sobrietà del deserto, le nostre comunità cantano abitualmente gli Uffici “a cappella”.
Gli Uffici sono celebrati nella lingua del Paese in cui è ubicato il monastero.
Dato che la misura della preghiera del monaco o della monaca è di pregare senza misura, gli Uffici sono solenni e ampli. Questa gratuità “del tempo senza tempo” della Liturgia ci stabilizza a poco a poco, in uno stato di preghiera continua nel quale rendiamo gloria a Dio e intercediamo per il mondo.
In tal modo si realizza nel deserto l’unità indivisibile tra la Liturgia, la Teologia della Chiesa, la preghiera del cuore e la vita quotidiana.