La liturgia non è opera d’uomo
La liturgia terrestre è sempre davanti a chi la celebra, non si inventa. È entrata nella liturgia del cielo.
La liturgia terrestre è liturgia solo nella misura in cui entra in ciò che è più grande di lei.
Benedetto XVI
© Église du Monastère du Buisson ardent (France) - Famille monastique de Bethléem
La liturgia apre una porta tra il cielo e la terra. È lì che si celebra il culto eterno della Gloria del Dio Tre Volte Santo. Per quelle e quelli che la celebrano con fede e in comunione con la Chiesa del cielo e della terra, la liturgia è una chiamata a passare dalla propria vita alla Vita di Cristo e ad essere “trasformati di gloria in gloria” (2 Cor 3,18).
Ogni assemblea che celebra la liturgia rappresenta tutta la Chiesa orante. Partecipa alla preghiera di ringraziamento e di intercessione di Cristo, rivolta al Padre nello Spirito Santo, per ogni persona umana, membra del suo Corpo che è la Chiesa (Col 1,24).
La liturgia è il luogo in cui si attualizza il Mistero celebrato, al quale viene assimilato l’amico di Dio. In questo modo la Signoria di Dio amplifica tutta la persona.
La celebrazione liturgica è anche un cammino in cui lo Spirito Santo conduce l’amico di Dio nella sua interiorità e lo invita a scoprire la liturgia segreta del suo cuore che rende lode alla Gloria di Dio.
È attraverso la vita sacramentale, ed eminentemente attraverso l’Eucaristia, che Gesù trasfigura la sua Chiesa dall’interno: il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione divinizza (cfr. 2 Pt 1,4) i fedeli unendoli vitalmente al Figlio Unigenito, il Salvatore (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1129).