Con grande umiltà e pazienza, Gesù offre la sua carne alle percosse per la vita del mondo. Sotto l’azione dei suoi carnefici, il suo corpo è scorticato dalla flagellazione. “Trattato crudelmente, coperto di sputi, flagellato” (cfr. Lc 18,32), il Figlio di Dio mostra, fino al martirio del suo corpo, di essere il Pane vivo preparato dal Padre e sceso dal cielo.
Il corpo di Gesù, che si lascia frantumare per amore dai peccati degli uomini, viene offerto alla gloria divina e donato fino alla fine dei tempi come cibo per soddisfare la fame del mondo.
Solo una visione di fede ci permette di percepire, in questo terribile supplizio, la bontà redentrice del Padre, alla quale Gesù si offre anima e corpo come ostia vivente: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto”. (Gv 3,16)
Gesù desidera quest’Ora. Accetta questa sofferenza corporea che diventa per lui materia d’offerta, testimonianza dell’amore che arde in lui. Attraverso la profonda comunione del suo cuore, Maria accompagna suo Figlio. Riceve in se stessa le ferite che lo feriscono. Nonostante tutte le apparenze contrarie, non cessa di credere nella bontà del Padre. Non c’è rivolta nel suo cuore immacolato. Offre la Persona di suo Figlio come un’ostia vivente.